sabato 25 luglio 2015

VISOLOTTO (m 3.348): Cresta Sud-Ovest

Sabato 25 luglio 2015
Io e Simone

Una delle mie montagne preferite è il Visolotto (m 3.348), cima dalle forme perfette ed accattivanti, inspiegabilmente quasi mai frequentata e scalata, soffrendo forse la vicinanza con il Re di Pietra, il Monviso (m 3.841).
Oggi la propongo a Simone, insieme con lo Spigolo Bessone a Punta Caprera, nella stessa zona.
Lui risponde presente e dice Visolotto.
Ho già salito la Normale in parete sud e la Cresta Sud-Est con traversata delle tre punte; stavolta tocca alla Cresta Sud-Ovest (AD+   lunghezza imprecisata...).
Salirla in giornata è bella lunga e con il rischio temporali pomeridiani è meglio non scherzare e cercare di partire presto, anche se il meteo è ottimo, dopo il passaggio temporalesco della sera e notte precedente.
L'appuntamento con Simone, spietato, è alle 3,00.
Alle 4,30 parcheggiamo a Castello di Pontechianale e ci prepariamo, alla luce delle frontali.
Abbiamo preso pioggia risalendo la valle, dovrebbe essere la coda dei temporali di ieri.
In realtà qualche goccia accompagna anche la prima mezz'ora di cammino, al buio, lungo il Vallone di Vallanta ed il bosco dell'Alevé.
Saliamo abbastanza veloci, anche se un po' preoccupati da continui nuvoloni che paiono aumentare, anziché andarsene...
In poco più di un'ora siamo al cospetto delle placche del Triangolo della Caprera; ora si fa giorno e vediamo già anche il Visolotto, ma permangono nuvole scure ovunque:
Io fingo non-chalance, ma mi girano veramente le scatole... speriamo sia come previsto, ultimi sbuffi della perturbazione di ieri, che se ne vanno un po' in ritardo:
Alle 6,15 siamo in prossimità del Rifugio Vallanta (m 2.450):
Lo oltrepassiamo, facciamo una breve pausa ristoratrice mentre decidiamo il da farsi: si prosegue, le nuvole spariranno!
Superiamo il vecchio Rifugio Gagliardone ed imbocchiamo il couloir che ben ricordo, per nulla simpatico, ma non molto lungo; ne usciamo a destra, poi percorriamo il ghiaione facendo un arco da destra a sinistra ad aggirare un salto roccioso; raggiungiamo ciò che resta del Ghiacciaio Vallanta, ne percorriamo la morena verso sinistra ed eccoci di fronte alla parete ovest dell'avancorpo del Visolotto:
Dovremo salirlo senza percorso obbligato, cercando la via migliore che ci conduca in cresta.
Sono circa le 8,00.
Optiamo per un insidioso canalino di detrito instabile:
Poco sopra il terreno inizia a farsi più verticale, ma ancora facile: proseguiamo slegati:
Molto divertente:


I risalti diventano placche e pilastri:
Alla nostra sinistra, Punta Due Dita (m 3.147), scalata da noi due giusto poche settimane fa:
Dopo quasi un'ora, decidiamo di legarci.
Usiamo una mezza corda da 60 m doppiata e proseguiamo in conserva protetta; io ho ancora un'altra mezza da 60 m nello zaino, per sicurezza:
Finalmente un bel passaggio verticale mi conduce sul filo di cresta, dove soffia un vento fortissimo e freddo, che sentiamo già ululare dalla parete ovest:
Alla fine il tratto in parete ovest si dimostra molto più lungo del previsto e di conseguenza cominciamo a capire che l'intera via sarà molto lunga; non ci sono indicazioni in letteratura sulla lunghezza della via...
Si susseguono bei passaggi su roccia sempre molto buona, in placca:
L'ambiente è grandioso e assolutamente selvaggio e solitario, come piace a me:
Qualche gendarme va superato tornando in parete ovest, dove trovo passaggi divertenti, fino al limite del quinto grado:

La cresta è lunghissima, ormai è chiaro, ma il divertimento è massimo ed il meteo si è decisamente aggiustato:
Il Dado di Vallanta ci tiene d'occhio:
Ottime possibilità di proteggersi, nonostante la mia abitudine di farlo pochissimo... ma siamo in due e poi spesso è talmente evidente e rapido che non posso esimermi:
Punta Due Dita sempre di fianco a noi, diventa sempre più bassa:
Avanti:

Si torna in cresta, stavolta definitivamente; prima ci scambiamo il materiale, riunendoci; in effetti scalare in conserva presuppone lunghi tratti in solitudine, in pratica...
La roccia è sempre molto buona o ottima, meglio del previsto.
Ora cavalchiamo la cresta, sferzati da raffiche di vento piuttosto freddo, un vero toccasana in questa estate bollente:
La nord-ovest del Viso, vicina ma lontana:
Bei passaggi tra luce ed ombra:
La cresta si delinea all'infinito, i gendarmi si inseguono:

Una via magnifica, niente da dire:
Ad una selletta, mi ritrovo esattamente di fronte le Cadreghe di Viso (m 3.190), ancora con tenace nevaietto alla base:
Ora la roccia cambia, diventa più rossa e ocra:
Ci avviciniamo alla parte finale, dove la cresta si impenna e presenta tratti verticali ed esposti:
Stiamo arrampicando da diverse ore, seppure in conserva e con poche pause:
Paradiso:


Il Re di Pietra vigila su di noi:
Il balzo finale, anche se in realtà c'è ancora un bello sviluppo:
Sempre sul filo, da alcune ore a questa parte:

Accarezzo l'amata roccia delle nostre Alpi:
Al di sotto di questo grande gendarme, un provvidenziale vecchio chiodino piazzato in basso mi suggerisce di traversare in basso a sinistra, in esposizione, per aggirarne la vertiginosa parete sud-ovest, che stavo già per attaccare direttamente:
Dopo un traverso di una quindicina di metri, salgo un delicato diedro-camino, dove trovo altri due chiodi (per la verità ne uso uno solo, poi Simone mi dirà di averne visto un altro più in alto...); u ultimo passaggio in placca e poi in leggero strapiombo mi riporta sul filo di cresta, a monte del gendarme; qui abbiamo grossi problemi di tiraggio di corde e non potrebbe essere altrimenti, visto il giro tortuoso delle corde...
Tornato in cresta, mi porto sotto ad una serie di fantastiche pareti color ocra, verticali ma ricche di appigli, un parco giochi:
Qui però Simone mi comunica via radio (stavolta le abbiamo portate su brillante suggerimento del socio, memori dei problemi di comunicazione su Punta Due Dita...) che deve fare una pausa, per la stanchezza ed il sopraggiungere di qualche crampo.
In effetti ha ragione, non stiamo mangiando e soprattutto bevendo quasi nulla, ma io ho la fortuna di non accorgermene quasi e preso dall'entusiasmo tendo a non fermarmi mai...
Intanto siamo già molto in alto: dal terrazzino in cui ho fatto sosta posso vedere le altre due cime del Visolotto, il Picco Montaldo (m 3.344) a destra ed il Picco Coolidge (m 3.340) al centro, con la traversata delle tre punte che mi aveva condotto anni fa sul Picco Lanino (m 3.348), la vera cima della montagna:
Quando ripartiamo, affronto le stupende placche fessurate sopra di noi:
Simone segue:
Gli ultimi risalti permettono di compiere molto dislivello in poco tempo, così poco dopo posso annunciare a Simone che vedo la croce di vetta molto vicina.
Quando la raggiungo, recupero la corda ed anche per lui si avvicina la fine della salita:
Siamo in cima, sono le 13,40.
Le altre due vette:
Il Monviso (m 3.841) ed il suo severo versante nord-ovest:
Croce di vetta:
Panoramica dalla cima:
video

Riesco anche a chiamare casa, mentre lo sguardo sorvola letteralmente la Valle Po ed i laghi Superiore e Fiorenza:
In basso a sinistra, Punta Due Dita (m 3.140), poi tutta la cresta con Punta Gastaldi (m 3.214), Punta Roma (m 3.070), Punta Udine (m 3.022), Punta Venezia (m 3.095), Rocce Fourioun (m 3.153), Granero (m 3.170) e Meidassa (m 3.108):
Autoscatto:
Poco dopo, decidiamo che la strada da percorrere fino all'auto è ancora lunghissima, meglio non indugiare troppo ed iniziare la discesa.
Percorriamo in breve la cresta che ci conduce ad un intaglio e... sorpresa, la prima calata non c'è più!
Conosco bene la via di discesa, essendo la mia terza scalata al Visolotto e potrei giurare che c'era una sosta di calata appena sotto la cresta sommitale... rimane uno sparuto ed inutile spit e basta.
Poco male: individuo un'altra sosta 6 o 7 metri più in basso, sempre su fettucce attorno ad uno spuntone, e mi calo di una quindicina di metri, fino ad una cengia:
Percorro la cengia verso destra (faccia a valle) e reperisco subito la sosta successiva, nel canalone sud che terremo fino in fondo alla parete.
Seguono altre 4 calate, un po' strane ed anacronistiche, se vogliamo: una su un solo chiodo, un'altra su due spit belli vetusti (a cui non si arriva con le corde da 60 m, mancando 3 o 4 metri...), un'altra ancora su spuntone poco pronunciato:
Terminiamo le calate e guadagniamo la pietraia alla base, che seguiremo dopo una pausa ristoratrice, fino al couloir, al vecchio rifugio Gagliardone, al Vallanta, fino a raggiungere l'agognata ombra che ha già portato ristoro al Vallone di Vallanta, da cui lanciamo un'ultima occhiata alla fantastica montagna scalata oggi:
Il meteo è rimasto magnifico, ne è uscita una giornata fuori dall'ordinario anche in quel senso.

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