sabato 25 febbraio 2017

MONTE CHARVATTON (m 1.787): Tommy

Sabato 25 febbraio 2017
Io, Pol e Lollo

Un cerchio si chiude: nel 2012 ho tentato un paio di volte di salire la via Tommy (6c/A0, 6a+   TD-   14L   600 m) al Mont Charvatton (m 1.787), in Val di Champorcher, essendo respinto dal maltempo al massimo al sesto o settimo tiro...
Stavolta si torna per chiudere il discorso, con un manipolo di assatanati molto motivati: mi accompagnano il Pol e Lollo.
Solita colazione da Mario, poi dirigo l'auto verso la Valle d'Aosta, per parcheggiare in località Terrisse, dove la strada termina.
Fa freschino, ma non freddissimo; e poi non è ancora arrivato il sole a scaldare la roccia; noi intanto ci prepariamo e saliamo: il sentiero dura una ventina di minuti, ma attacca piuttosto faticoso.
Poco dopo eccoci nuovamente (parlo per me) al cospetto della targhetta:
Ci leghiamo e parte il Paul per i primi tiri; in particolare il primo tiro (5a) è facile, con un passo singolo un po' delicato in traverso a destra, poco prima della sosta:
Secondo tiro (6a+), si fa subito sul serio: placche lavorate, su roccia ottima, conducono sotto ad un tettino, da superare con un traverso a destra e un ribaltamento delicato al di sopra:

Io e Lollo ci giochiamo subito la libera...
Eccoci al famoso tetto della terza lunghezza (6c/A0), gradazione un po' a casaccio, in quanto non mi risulta che qualcuno sia salito in libera...
Paul riesce a salire il primo risalto, già bello antipatico, ma poi si deve adeguare e per superare il liscione strapiombante che segue tiriamo per bene i rinvii, per poi proseguire in traverso a destra fino alla sosta da attrezzare (l'unica non collegata da catena, non essendo una di quelle di calata):
Il traverso visto dalla sosta, mentre ormai ci ha finalmente raggiunti il sole:
Quarto tiro (5c/6a): bellissima lunghezza, prima un vago diedro, poi una successione di placche lavorate:
Eccomi in uscita dal muro che conduce alla comoda sosta:
La quinta lunghezza (5c) è prevalentemente di placca, con partenza un po' a sinistra e poi su roccia lavorata magnifica:
Il sesto tiro (6a) sale a sinistra della sosta su bella placca, poi dritto lungo una vaga fessura; un ultimo passaggio di aderenza verso sinistra permette di raggiungere la sosta:
Cambio della guardia al settimo tiro (5a), passo avanti io: ancora placche lavorate mi conducono a un tettino, poi ancora in placca, per un tiro molto lungo (50 m), in realtà un  po' più impegnativo del dichiarato:
Recupero gli amici, persi in questo oceano di roccia piacevolmente scaldata dal sole:
Ottavo tiro (4a), facile spigolino sopra la sosta, poi obliquo verso sinistra in placca fino alla sosta successiva:
Avanti con la nona lunghezza (3a), facile placca abbattuta con un paio di piastrine sparite, poi raggiungo la cengia erbosa e sosto su grossi alberi:
Altro cambio, avanti il Pol per il decimo tiro (6a): un muretto iniziale, poi torna a sinistra lungo uno spigoletto, per traversare a sinistra poco prima della sosta con alcuni passi delicati:

Tocca poi a me e Lollo:

L'ultima parte del tiro, la più tecnica:
Torno davanti per scalare l'undicesimo tiro (6a), un bel muro verticale a buconi da salire leggermente in diagonale a sinistra:














sabato 18 febbraio 2017

ROCCA SBARUA (m 1.100): Bon Ton

Sabato 18 febbraio 2017
Io, Paul e Lollo

Un sabato in Sbarua ci sta sempre bene, in inverno.
Oggi siamo in 3 e faccio finalmente la conoscenza personale con Lollo.
Guida il Paul, parcheggiamo a Dairino e via verso le pareti; il meteo parla di velature, in realtà prevale il sole e si sta decisamente bene.
L'obiettivo di oggi è proposto da Paul: Bon Ton (6a+   6L   150 m) allo Sperone Rivero:
Non c'è quasi nessuno in giro, tanto meno all'attacco della "nostra" via; ci leghiamo e parte il Paul per il primo tiro (5c):
Un muro verticale, un breve bombé, poi l'uscita verso sinistra.
Salgo come secondo, seguito da Lollo:
Il Paul ci aspetta in sosta:
Cambio della guardia, passo avanti io, ma qui ci incasiniamo e prendiamo lo strapiombo a destra (6a), dove vado a ghisarmi a freddo:
Studio il passo, poi perdo la presa buona per ribaltarmi al di sopra del tetto; salgo allora lungo il diedro appena sinistra (passo di 6a), per riportarmi sopra la sosta:
Proseguo poi diritto in placca e lungo un pilastro (5c), tiro piuttosto lungo, fino a sbucare in cengia, dove sosto a destra di un gruppo di alberi.
Paul va avanti in L3 (5c), prima in placca, poi lungo muri e tettini, magnifico:
Poco dopo eccomi nel traverso a destra in corrispondenza dell'ultimo tettino, con una bella sequenza di prese rovesce:
Torno avanti, L4 (5b) per me è la più divertente e punta dritto al caratteristico albero secco che contraddistingue la via:
Inizio con un traverso a sinistra, con un singolo passo in spaccata un po' delicato, poi salgo il diedro verticale che segue, con passi in dulfer:

Seguo una breve rampa a sinistra e mi porto sotto la verticale di un diedro spettacolare, seguendo il quale guadagno la sosta sul celebre albero secco:
Albero che presenta un incredibile chiodo piantato nel legno:
Assicuro Paul e Lollo:
Quinta lunghezza (6a+), il Paul sfodera il meglio e dà l'anima lungo una placca veramente povera di appigli e appoggi:
Io e Lollo seguiamo arrangiamoci come possiamo, facendo tutto fuorché una libera; Lollo quasi in uscita:
Ultima lunghezza (4c): Lollo passa avanti e sale il muro finale, prima in diedro poi in fessura:

Siamo fuori e dopo un breve conciliabolo decidiamo di tornare a casa, che per oggi va bene così, rimandando a un'altra occasione la via Barbi che avevamo previsto.