venerdì 25 luglio 2008

DENTE DEL GIGANTE (m 4.014): Via Normale


Venerdì 25 luglio 2008





Io, Manu e Giova


Finalmente!!!
Si realizza un altro sogno: il Dente del Gigante (m 4.014), la più celebre guglia di granito protogino del mondo, forse, tra i simboli del massiccio del Bianco!
Da qualche giornoi stiamo tenendo d'occhio le condizioni, che per questa scalata "pretendono": parete asciutta, meteo stabile (il Dente del Gigante è il più grande parafulmine naturale d'Europa...) e zero termico alto, sopra i 4.000 m.
Tutto è OK per venerdì 25: all'appello rispondono in due, Manu e Giova.
Annuncio la mia assenza dal lavoro giovedì sera...
Venerdì mattina, è il gran giorno: sveglia alle 3,40, via a raccattare gli altri due, puntuali.
Sosta in autogrill a Scarmagno, poi siamo a Courmayeur, dove parcheggiamo nel piazzale di La Palud, vicino alle funivie.
Da qui, ecco il nostro obiettivo:

Mi volto leggermente a sinistra ed ecco il grandioso spettacolo della grande Cresta di Peuteréy:

Prendiamo la seconda funivia, verso le 7,45, che ci deposita poco sotto il Rifugio Torino (m 3.329); da qui, una scala metallica infinita e faticosissima ci fa sbucare al rifugio nuovo, a 3.375 m:


Dalla parte opposta del massiccio, ad ovest, la Cresta di Peutérey mi rapisce: sogno impossibile?


Forza, è ora di mettersi in marcia: ci leghiamo, ci ramponiamo e ci lanciamo sul Ghiacciaio del Gigante; sono le 8,30, il Dente incombe su di noi:

Evitiamo a sinistra les Aiguilles Marbrées e puntiamo dritto al couloir che sale alla destra di un evidente gendarme rosso:

Le previsioni meteo erano ottime, tuttavia brutte nuvole ingombrano il cielo e la vetta del Monte Bianco (m 4.810)...
Siamo dubbiosi, anche perchè sappiamo benissimo che una delle tre suddette condizioni obbligate per la scalata prevede meteo ottimo...
Decidiamo di salire fino al gendarme, dove la visibilità è più ampia, intanto vediamo che intenzioni ha il cielo.
Io intanto tengo d'occhio il barometro del mio GPS.
Il canalino di neve è bello pendente (45°), ma è gradinato, la neve tiene bene.


Arrivati al colle in corrispondenza del gendarme, vediamo che le nuvole sono circoscritte, l'orizzonte è azzurro, tutt'intorno.
Ok, si prosegue!
Alla nostra destra si delinea una cresta di misto, una specie di arco che piega a sinistra fino al Dente:


In parete c'è già gente, quelli che hanno pernottato al Rifugio Torino.
La salita è faticosa e nemmeno molto intuitiva; alterniamo tratti su neve, anche scivoli molto pendenti, a sfasciumi cedevoli, ad arrampicate su salti rocciosi impegnativi, con i ramponi ai piedi e legati in conserva.


Questa parte di salita è veramente odiosa:


ed a tratti pericolosa, ma il morale è alle stelle, man mano che il meteo migliora:


Fin qui ho condotto io, davanti a Giova e Manu.
Finalmente, ecco la Gengiva!
E' la crestina nevosa sommitale, da cui prende avvio la celebre e bellissima Cresta di Rochefort.


Tagliamo a sinistra...

ed ecco l'imponente, incredibile parete sud del Dente del Gigante (m 4.014) stagliarsi contro il cielo azzurro:


Ci spostiamo verso la base della parete ovest, per fare tappa alla famosa Salle à Manger, dove ci si riorganizza, si sgranocchia e si beve qualcosa prima della via.
Non c'è molta gente, una quindicina di persone in tutto, all'incirca.

Alle nostre spalle, il Monte Bianco sorveglia i suoi satelliti:

Dicevo della via: siamo qui per scalare la via Normale (V/V+ D max, AD+ ob 160 m); viste le condizioni meteo favorevoli, io opto per le scarpette da arrampicata, mentre Manu e Giova salgono in scarponi. Per sicurezza, mi moschettono gli scarponi all'imbrago.
Lasciamo gli zaini alla Salle à Manger, ne portiamo su uno solo in tre.


Non c'è coda, come avviene nei week-end, quindi ci prepariamo:


Mettiamo via la corda gemella da ghiacciaio ed estraiamo le due mezze da 60 m.
Ecco il primo tiro (IV):

Giova dice che se per noi va bene va avanti lui.
OK.
Due bestemmioni bonari indirizzati ad un inglese che ci mette un'ora a togliere le corde della doppia, poi via, sale lesto come un gatto e sparisce dietro lo spigolo.

Arriva puntuale il "molla tutto" e, incredibilmente, dopo due secondi sentiamo "salite pure"...
Ma come? Così in fretta?
Sarà l'arrampicata a freddo, ma come al solito il primo tiro è sempre ostico!
Lo raggiungiamo, drogati dal paesaggio e dall'ambiente veramente indescrivibili.
Ci assicuriamo, lo "prendiamo" e lui riparte come una scheggia verso l'alto; il secondo tiro è più semplice (III) e, dopo aver incrociato due francesi che si calano in doppia lungo la via (ma perchè non scendono dalla sud, più diretta e senza disturbare chi sale?), si assicura ad una solida sosta a spit.



Che commenti aggiungere a foto così?


Questa la prima sosta, che cela colate di ghiaccio; ora però la temperatura è ottima, si sta bene.
Penso che chi sia salito prima, pernottando al rifugio, abbia avuto sfortuna: freddo, vento e nuvole. Noi invece saliamo verso un cielo blu cobalto, facendo foto grandiose e senza giacca addosso!

Arrivo anch'io al terrazzino di sosta alla base delle mitiche Placche Burgener: qui si arrestò il primo storico tentativo di Albert Frederick Mummery e della sua guida-amico Alexander Burgener, i quali nel 1880 lasciarono all'inizio di queste placche il celebre biglietto con scritto "Absolutely inaccessible by fair means"...

La placca è veramente impressionante.
Qui cominciano i famosi canaponi, vale a dire che la via è attrezzata con corde fisse.
Sghignazzando, decidiamo senz'altro di fare come tutti gli altri e di afferrarle senza pensarci troppo, per salire veloci. Alla libera penseremo un'altra volta, ad una quota più consona...
Essendo una cordata da tre, sarebbe troppo macchinoso alternarsi alla guida, per cui continua a tirare Giova, che si diverte come un pazzo.


Detto per inciso, secondo me i gradi sono un po' stretti: la placca è data IV, ma diversi tratti non sono banali...
Poca gente, meteo splendido, è tutto molto meglio di quanto avessi sognato e sperato:

Dopo Giova, sale Manu:

Io seguo a ruota.
L'esposizione è totale, vuoto tutt'intorno:

video
La strada percorsa fin qui:

Il quarto tiro (V+) è atletico e faticoso.
Parte in cresta, sulla sinistra delle Placche Burgener:


per terminare, dopo aver seguito una lama-fessura ascendente verso destra, nel famoso muro-diedro completamente verticale, impegnativo anche con la corda fissa:


La quinta lunghezza (IV+) prosegue in verticale, per terminare lungo l'aerea crestina che porta a ridosso della Punta Sella (m 4.009):

Alla nostra destra, quasi 3.000 m sotto di noi, Courmayeur chiude la Valle d'Aosta:

La partenza del tiro è faticosa ed esposta:

I miei compagni, che vadoa raggiungere...

sempre sotto lo sguardo protettivo del Monte Bianco:

Infine, Giova parte per il sesto tiro (IV): scala una breve placca liscia:

che lo porta in cima alla Punta Sella (m 4.009), la cima sud-ovest del Dente del Gigante, da dove si è rapiti dall'estetica Cresta di Rochefort (AD-), 200 m più in basso:

Segue una crestina aerea in leggera discesa, poi un salto verticale di 3 o 4 m, dove c'è uno spezzone di corda fissa, per giungere all'intaglio tra le due cime.
Eccomi sul primo tratto di cresta, pochi metri prima della cima sud-ovest:

Dall'intaglio è già visibile la cima nord-est:

Ecco Giova in vetta alla Punta Graham (m 4.014), la cima principale del Dente del Gigante:


L'ultima paretina da scalare presenta nuovamente la corda fissa.
Alle 13,30 siamo tutti e tre in vetta!!!
Semplicemente GRANDIOSO!!!
Per me è il 13-esimo Quattromila.


La Cresta di Rochefort vista dalla vetta:

Il proseguio della cresta, fino alle Grandes Jorasses (m 4.208):

Giova e Manu in vetta, panorama verso est:


Il panorama verso ovest, con la vetta del Bianco:

La famosa madonnina di vetta, martoriata dai fulmini:

Foto-poster dalla vetta del Dente del Gigante, con in primo piano la Punta Sella e sullo sfondo il massiccio del Bianco:

Io e Giova:


Verso nord, le Aiguilles de Chamonix e la Mer de Glace:

Occhio all'orologio, però: l'ultima funivia per scendere è alle 17,00 (orario ridicolo, assurdo e... mafioso!).
Facciamo sule corde, scendiamo slegati fino all'intaglio tra le due cime, poi ci consultiamo per decidere da che parte scendere; le relazioni consigliano di calarsi lungo la parete sud, lungo una linea più diritta e senza infastidire chi sta salendo, però stranamente oggi sono scesi tutti dalla via di salita...

Decidiamo di calarci a sud, le soste sono solide, a spit; scende Giova per primo:


Il granito della montagna, e di questa parete in particolare, è a dir poco perfetto:

In tutto facciamo quattro calate a corda doppia:



Che parete incredibile!


L'ultima doppia ci deposita tranquillamente sul ghiacciaio della Gengiva:


Torniamo alla Salle à Manger, recuperiamo gli zaini e telefoniamo a casa; sono le 15,25 e cominciamo una lunga e penosa discesa: la parte di misto è veramente orribile...
Occorrono occhi aperti, piede fermo ed un po' di intuito per seguire la traccia, a volte poco visibile, ed i radi ometti.
Ad un certo punto, decidiamo di slegarci, poiché la corda rischia di fare più danni che altro; scendiamo e disarrampichiamo con i ramponi ai piedi, su neve che sta andando "in pappa", vista l'alta temperatura e l'ora avanzata.
Giunti al couloir in corrispondenza del gendarme rosso, ci lanciamo giù per il pendio di neve ormai molle: sono le 16,30!
Scesi sul ghiacciaio, continuiamo a galoppare più in fretta possibile: Giova (giovane e senza corde nello zaino) zampetta lesto e mette piede al Rifugio Torino alle 17,00 in punto.
Dopo 4 o 5 minuti arriviamo tutti e, fortunatamente, i ragazzi delle funivie ci fanno salire sull'ultima corsa di servizio, insieme ai sacchi di immondizia del rifugio...

Altra giornata decisamente indimenticabile...