giovedì 25 agosto 2016

MONVISO (m 3.841): Cresta Est in solitaria

Giovedì 25 agosto 2016
Io

L'idea mi frullava in testa da tempo... Ecco l'occasione giusta: meteo perfetto, condizioni ottimali, voglia e tempo libero.
Torno sul Monviso (m 3.841), il Re di Pietra, stavolta scalando la Cresta Est (IV   AD   1.200 m) in solitaria.
Lo farò in giornata, in velocità.
Mercoledì sera ho una cena, non vado a nanna prima delle 23,00 per cui non posso nemmeno svegliarmi troppo presto.
Scendo alle 3,15, dieci minuti dopo sono in auto.
Alle 3,45 transito a Bra, dove... mi fermano i carabinieri! Fortunatamente (a parte il fatto che non ho alcun problema, se non una fretta indiavolata...) mi domandano dove sto andando e in pochi minuti mi fanno partire; anzi, uno di loro si dice appassionato alpinista e si informa ben bene sulla via che andrò a salire, entusiasta!
Al netto di tutto, riparto, ascoltando nella notte la replica di una trasmissione radiofonica di Enrico Ruggeri sulla vita di Sergio Endrigo...
Poco prima delle 5,00 entro in un nebbioso Pian del Re (m 2.020), dove parcheggio e mi preparo.
Porterò con me, per sicurezza, 30 m di corda da 6 mm, l'imbrago con qualche moschettone, i bastoncini da camminata, i micro-ramponi per l'attacco della via e le scarpette da arrampicata.
Per il resto, resto in maglietta e porto con me un softshell, sapendo che non lo userò, ma per rispetto ai quasi 4.000 m della vetta che scalerò.
Alle 5,00 sono in cammino, alla luce della pila frontale, totalmente solo, immerso nei miei pensieri e in una calma incedibile, per fortuna anche interiore.
Salgo spedito, 1h 20' dopo sono al Colle di Viso, di fronte al Lago Grande di Viso ed al rifugio Quintino Sella (m 2.640):
Lo sguardo si leva poi subito verso la Cresta Est del Viso, la cui cima è da qualche parte lassù, 1.200 m più in alto:
Salgo il lungo conoide detritico che porta al'attacco della via.
Alle mie spalle lo spettacolo del sorgere del sole al di sopra di una copertura nuvolosa incredibilmente estesa, che però non può essere foriera di problemi, date le previsioni meteo perfette che ho visto:
Mi avvicino, mentre i primi raggi di sole illuminano la roccia.
Sono già passato due volte di qui: nel 2007 in occasione della mia prima salita della Est del Viso, con Manu, Paolino e Carlo, e nel 2013 per scalare la Manera-Fulgenzi a Punta Sella, che attacca in alto a sinistra.
Non fa benissimo al morale vedere 3 baldi alpinisti scendere il conoide, andandosene... boh, avranno avuto problemi, spero per loro non si siano fatti impressionare dalle nuvolette in basso, che infatti spariranno del tutto più tardi:
Eccomi, alle 7,00 sono nei pressi dell'attacco della via; devo attraversare una decina di metri di nevaio, per questo ho portato i microramponi, che però rimangono nello zaino...
Con il caldo di questi giorni, la neve non è troppo dura e bastano due pedate per scavare un gradino e procedere in sicurezza.
Raggiungo in pochi istanti la parete rocciosa dove attacca la cresta e mi volgo a guardare le mie tracce nella neve:
Ci siamo, la parete est si infiamma di luce, proprio mentre attacco le prime rocce della via:
Mentre esci di casa in piena notte, mentre ti avvicini alla montagna da solo alla luce della pila frontale per attaccare una via che per molti è un sogno proibito... beh, qualche dubbio ti può assalire.
Ma ora no, semplicemente non c'è nessun altro posto al mondo in cui preferirei essere:
La prima parte della via presenta qualche passaggio divertente, poi un tratto abbastanza camminabile, finché iniziano le prime pareti, che si inseguono all'infinito, collegate da brevi trasferimenti a piedi su terreno di sfasciumi, che hanno il pregio di permetterti di alzare lo sguardo intorno e assaporare l'incredibile ambiente in cui sei immerso, di cui fai letteralmente parte:
Cerco di tenermi il più possibile lungo la cresta, a volte mi cerco anche passaggi divertenti magari evitabili, ma mi diverto un sacco:
Alle mie spalle, il sole è ormai alto sul mare di sbuffi nuvolosi che pare occupare tutta la Pianura Padana, da cui emergono come scogli le cime delle montagne:
Dietro di me, a sinistra, ecco che sono già quasi all'altezza della vetta di Punta Sella, teatro tre anni fa di una delle più belle arrampicate delle nostre montagne:
Sul casco, la mia GoPro immortala lunghi minuti della mia salita, quando ecco che già si avvicina il Torrione Saint-Robert, che segna grossomodo la metà della via, ma anche un punto di non ritorno, nel senso che ripiegare da lì in avanti sarebbe un bel casino:
Una mezz'oretta fa ho incontrato e superato una cordata di due francesi, per il resto la lunga cresta è tutta per me, come nelle più rosee previsioni.
Eccomi ad uno dei passaggi caratteristici della via, il diedro verso sinistra segnato (ahimè) da una lapide commemorativa:
Lo supero con grande attenzione, essendo un III+ molto lisciato dai molti passaggi,
Qualche chiodo agevola la salita delle cordate; io lo guardo e lo supero di slancio.
Al di sopra, dopo qualche metro su rocce rotte, un altro passaggio noto, le placche chiare quasi verticali, ma molto appigliate:
Una rampa poco visibile conduce ad aggirare a sinistra il torrione seguente, qualche metro un po' esposto ma facile mi permette di guadagnare il canale a sinistra del Saint-Robert, dove ormai rimane ben poca neve:
Attacco le rocce solide a sinistra, non certo il canale sfasciumato e pericoloso.
Faccio una pausa ristoratrice, alla mia destra la cima del Saint-Robert:
Da qui in avanti la via raggiunge forse il top della qualità, nel senso che i passaggi di arrampicata sono su roccia ottima, in esposizione, sul filo di cresta, spettacolari:
Dopo uno dei tanti torrioni scalati, scendo alla forcella ed eccomi al passo chiave della via: in basso l'indicazione della Via della Lepre, la via di fuga verso la Normale (in realtà per nulla invitante e simpatica, esposta alla caduta di pietre e su terreno infimo...).
Al di sopra si erge uno sperone magnifico (IV), per superare il quale (e per giustificare il peso portato fin qui...) infilo le scarpette da arrampicata:
Seguono altri bei passaggi di III+, su roccia sempre ottima, diritti verso il cielo:
Poi, quasi all'improvviso, le difficoltà terminano e non rimane che una serie di risalti facili per ricongiungersi con la Via Normale:
I caratteristici gendarmi che preannunciano la vetta:
Mi volgo indietro, ormai da un po' sto salendo sfasciumi e i mille torrioni scalati si possono solo intuire, laggiù:
Il castello terminale, con un paio di alpinisti che scendono:
Ultimi metri, la giornata è splendida, ho fatto tutta la salita in maglietta:
Alle 10,30 sono in vetta, credo per la sesta volta.
In cima trovo almeno una quindicina di persone, tutte salite per la Normale; c'è gente felicissima, una ragazza piange di commozione, ringraziando chi l'ha accompagnata fin lì.
Il panorama è strepitoso, semplicemente perfetto.
A ovest, gli Ecrins e le Aiguilles d'Arves:
A nord, il Monte Bianco (m 4.810) e il Gran Paradiso (m 4.061):
La croce di vetta:
Sullo sfondo, Cervino (m 4.478) e il Rosa (m 4.632):

Mi fermo in vetta oltre mezz'ora, sgranocchiando qualcosa e scrivendo sms di rassicurazione sulla buona riuscita della salita.
Poi inizio a scendere, poco dopo le 11,00.
I soliti e ben noti passaggi della Via Normale, che percorro per l'ennesima volta; il Ferro da Stiro:
Alle 12,30 sono al Bivacco Andreotti:
Dal Passo delle Sagnette, lancio un'ultima occhiata alla parete sud del Monviso, prima di scendere rapidamente il tratto attrezzato che segue:
Alle 14,20 sono al Rifugio Quintino Sella, in tempo per un buon piatto di pasta.
Da qui si vede bene la Cresta Est del Viso, ormai in ombra:
Anche questa avventura volge al termine, un'ora dopo sono all'auto.
Mi porto dietro il ricordo di una grande giornata in alta montagna, a tu per tu con me stesso.
Un video riassume la salita:



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