martedì 6 agosto 2024

PIZZO BERNINA (m 4.049): Normale Italiana dal Marinelli


Lunedì e martedì 5-6 agosto 2024

Io e Simone 

A pochi giorni di distanza dalla salita in Oberland, rieccomi a compiere un'altra salita in ambiente tanto grandioso quanto faticoso...

Con Simone salta fuori l'idea di salire il Pizzo Bernina (m 4.4049) dalla via Italiana (PD+   1.300 m), pernottando al Rifugio Marinelli-Bombardieri (m 2.813), in alta Valmalenco.

Optiamo per questa soluzione in luogo del rifugio Marco e Rosa (m 3.609), dato che abbiamo già tutto il viaggio (oltre 4 ore) in auto e in modo da non soffrire la quota nella notte, dato che Simone ogni tanto ha problemi in tal senso.

Prenoto e il lunedì eccoci pronti alle 7,30 con Simo che passa a prendermi; partiamo, ci spariamo un bel pezzo di strada e facciamo tappa al McDonalds di Sondrio, prima di proseguire per il parcheggio di Campo Moro (8 € per due giorni).

In realtà, appena partiti a piedi scopriremo che si può parcheggiare pochi metri più avanti senza pagare nulla e addirittura all'ombra... pazienza.

Con il caldo delle 13 ci mettiamo in marcia in direzione del rifugio Carate (m 2.636), che raggiungiamo dopo una prima parte con pendenza abbastanza sostenuta, seguita da un lungo tratto in falsopiano, fortunatamente in parte in ombra, per salire poi fino al rifugio, che raggiungiamo in circa 1h 30'.
Ci fermiamo solo il tempo di una bevuta, poi proseguiamo verso il vicino passo, appena sopra il rifugio, scollinato il quale rimaniamo piacevolmente colpiti dal panorama che ci presenta: finalmente le alte vette, i ghiacciai, l'aria sottile:
Un po' di nuvolaglia ci impedisce di distinguere bene le vette, a partire dalla nostra meta, il Piz Bernina (m 4.049). Rinfrancati dal grandioso ambiente, proseguiamo con passo deciso, agevolati anche dalla leggera discesa che caratterizza il tratto seguente. Il sentiero è sempre ottimo, ben segnato, e si dipana tra le pietraie proseguendo sostanzialmente a mezza costa fino a condurci, con un ampio mezzo giro a destra, in vista della nostra meta odierna, il Rifugio Bombardieri-Marinelli (m 2.813):
Sono le 17. L'accoglienza è ottima, grande simpatia da parte dei gestori. L'ambiente circostante è splendido:
Con lo sguardo studiamo la prima parte della salita che ci aspetterà stanotte, verso il Passo Marinelli:
Qualche foto davanti al rifugio, per ingannare l'attesa della cena:


Andiamo ad affacciarci a breve distanza, per cercare di vedere la linea di salita e magari le condizioni:
La nostra vetta di domani:
Il Pizzo Roseg (m 3.936) e il Monte Scersen (m 3.971):
Dopo un'ottima cena, andiamo a coricarci presto; stavolta dormo abbastanza bene, a differenza della Svizzera di pochi giorni fa, e la sveglia ci riporta in piedi alle 3,00.
Colazione, ottima, e partenza alle 3,40; solo noi e una guida con cliente. La temperatura è buona, non tira vento.
Iniziamo a salire verso il Passo Marinelli, lungo la morena, alternando tratti innevati ad altri di pietraia, seguendo ometti e la traccia.
Al passo (30 minuti), volgiamo a sinistra e purtroppo scendiamo, perdendo un centinaio di metri di quota per andare a reperire la Vedretta di Scersen Superiore, lunga parte in neve dapprima pianeggiante, poi sempre più in salita, mentre in alto a destra iniziamo a vedere le luci del Rifugio Marco e Rosa (m 3.609): 
Proseguiamo e raggiungiamo una zona molto crepacciata, dove la traccia sparisce a causa del ghiaccio vivo grigio... frattanto l'oscurità sta lasciando spazio al giorno.
Andiamo avanti, ora su ottima traccia, andando a passare sotto le pendici occidentali del Pizzo Argent e la grande parete Sud della Cresta Guzza. Mantenendo la direzione, oltrepassato lo sbocco del "Canalone di Cresta Guzza" che, verso destra, sale alla Forcola di Cresta Guzza, entriamo nel vallone glaciale che si incunea fra le pareti sud-est del Monte Scerscen e sud-ovest della Spalla del Pizzo Bernina. Costeggiamo la base della bastionata rocciosa che forma la sponda settentrionale del canalone, mentre la fatica inizia a farsi sentire, e con un arco di cerchio verso destra guadagniamo il suo piede, verso quota 3.400 m:

Superata la crepaccia terminale, molto aperta, raggiungiamo le rocce, facendo sosta dove parte la ferrata. Seguendo le corde fisse e le catene, saliamo diagonalmente verso destra (sud), giungendo sulla spalla detritica poco sopra la quale sorge il vecchio rifugio Marco e Rosa (m 3.609), pochi metri al di sotto del nuovo edificio:
Alle 6,50, investiti da un sole meraviglioso, siamo di fronte all'ingresso della capanna:
Dopo una breve pausa, cambiamo assetto, calziamo i ramponi e ci leghiamo, così iniziamo la salita lungo il ghiacciaio:
Ora la fatica si fa sentire e con essa la quota:
Simo inizia ad accusare il solito malessere da alta quota, ma come sempre tiene duro:
Verso le 8,00 siamo in cima al faticoso pendio in neve che dà accesso alla parte rocciosa: qui ci sono due possibilità, stare a destra seguendo i fittoni per salire subito in cresta oppure salire una quindicina di metri a sinistra, su roccia meno solida ma più facile. Noi seguiamo la seconda opzione, procediamo in conserva protetta e scalo un ultimo pilastrino di roccia per sbucare in cresta, dove trovo la prima di una serie di soste nuove a spit, da cui assicurare l'amico:
Ora inizia la cavalcata in cresta, con movimenti che preferisco di gran lunga rispetto alla scammellata su neve... Procediamo in conserva lungo una sezione rocciosa a tratti impegnativa con gli scarponi, fino al III+, ma ben protetta a spit. La nostra scelta di muoverci solo con una corda gemella da 30 m alla fine si rivela corretta (nei giorni precedenti ho cercato di capire questo aspetto, ricevendo risposte contraddittorie...): facciamo tutta la salita leggeri, senza troppa corda, riuscendo ad assicurarci correttamente sia in salita che in discesa.
Alterniamo tratti rocciosi ad altri su esile cresta nevosa, ben tracciata ma in alcuni tratti ghiacciata, per cui alla fine optiamo per calzare i ramponi, anche se per un breve tratto. L'incoscienza di un attimo può risultare fatale, in questo contesto, anche tenendo conto della stanchezza accumulata e della quota:
Uno di questi tratti nevosi è particolarmente esile ed esposto e fa dubitare Simo se proseguire... anche perchè altre persone si sono fermate qui e stanno aspettando i compagni di salita che tornino dalla vetta.
Cerco di spronare l'amico, effettivamente non manca molto alla cima e con un ultimo sforzo saremo entrambi in vetta: del resto, chi ha voglia di tornare a rifare tutto il percorso fin qui???
Là davanti, sulla destra, la cima del Piz Bernina:
La giornata è splendida, le condizioni ottime, l'orario perfetto: ok, si prosegue!
Superiamo la crestina nevosa e torniamo ad arrampicare su roccia, traversando sotto la vetta dell'anticima o cima italiana (Punta Perrucchetti) del Bernina; vado avanti posando qualche protezione ogni tanto e Simo mi segue, in un contesto fantastico, che fotograferei in continuazione:
Dopo l'anticima, scendiamo pochi metri e reperiamo l'ultima cresta, tutta rocciosa, senza grandi difficoltà:
La strada alle nostre spalle:
Gli ultimi passi prima della vetta rocciosa, ormai non ci ferma più nessuno:
Finalmente, alle 9,30, calchiamo l'aerea vetta del Pizzo Bernina (m 4.049), in compagnia di altre 3 o 4 cordate giunte anche dal versante svizzero, la bellissima Biancograt:
Simo si siede sulle roccette sommitali, mentre io saltello qua e là a far foto in ogni direzione:
Per me si tratta del 33-esimo Quattromila scalato, quella di oggi è una salita veramente appagante e completa; Simo ci immortala sulla cima:
La temperatura è ottima, frizzante ma non fredda; la vista a 360° è impagabile:


Come mi confesserà l'amico più tardi e come ricordo dalla mia seconda volta in vetta al Cervino, la gioia della cima è un po' attenuata dal pensiero della lunga discesa, che richiederà ancora molto impegno e concentrazione.
Alle 10 iniziamo la discesa, dopo una breve telefonata a casa per rassicurare.
Ripercorriamo a ritroso la lunga cresta, le sezioni rocciose e nevose, fino a portarci alle calate in doppia lungo le parti più impegnative:
Sono le 10,50. La corda da 30 m ci permette ovviamente calate da 15 m e va benissimo; ne facciamo in tutto 4 o 5, senza problemi di sorta:
L'ultima ci deposita alla base della cresta rocciosa, in cima al pendio nevoso:
Laggiù ecco la Capanna Marco e Rosa, nostro prossimo step:
Scendiamo veloci lungo il pendio, con la neve che sta smollando e ce lo permette.
Un veloce passaggio al rifugio, poi giù lungo la ferrata, stanchi ma concentrati; alla fine, traversiamo gli enormi crepacci e guadagniamo il ghiacciaio, che percorriamo in fretta:
Qualche nuvola benefica ci risparmia un po' di cottura:
Ripassiamo al rifugio Marinelli, ci concediamo una coca e una fetta di torta, poi avanti verso valle. Giungiamo al sospirato parcheggio quando sono le 19,00.
Ci cambiamo, mi godo la meritata lattina di Monster, poi Simo inizia a sciropparsi le 4 ore di auto fino a casa.

Grande avventura, grande soddisfazione, soprattutto grande divertimento e compagnia. Avanti così!

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