venerdì 1 agosto 2014

PELVO d'ELVA (m 3.064): Moby Dick in solo

Venerdì 1 agosto 2014
Io
Che dire? Una scalata letteralmente sgraffignata al maltempo imperante, in questa folle "estate" 2014.
Non trovo nessuno disponibile per questo mio primo giorno di ferire, così il pensiero va subito ad una strana idea che mi frulla in testa da un po': la scalata solitaria della parete nord del Pelvo d'Elva (m 3.064), dove ho già salito 2 o 3 vie in passato, divertendomi molto.
Come accennavo in apertura, le previsioni meteo sono mediocri, così mi tengo due opzioni: la salita della Cresta Nord-Est (III   AD-   500 m) oppure della via Moby Dick (4c   AD+   11L   400 m).
Parto alle 5,40 e mi reco in auto lungo la Val Varaita e poi su per i 18 km che conducono al Colle di Sampeyre; qui trovo già molte nubi ed è tutto fradicio per il recente (ennesimo) temporale.
Decido di provare a proseguire lungo la strada sterrata che conduce dopo 6 km al Colle della Bicocca (m 2.285).
La prima parte è meno peggio di quanto ricordassi; poi, poco prima del quarto km, di fronte ad una enorme pozzanghera, decido di fermarmi e di posteggiare in uno spiazzo a bordo strada.
Sono le 7,20.
La vista sul Pelvo è abbastanza buona, ma presto si coprirà del tutto; certo, da qui è ancora bello lontano:
Poco a sinistra, ecco spuntare dalle nubi la vetta del Chersogno (m 3.026):
Giunto al Colle della Bicocca, invece, la mia attenzione viene rapita dal nuovo strumento per individuare le cime circostanti e, naturalmente, dal Re, il Monviso (m 3.841):
Dal colle, proseguo lungo il crinale dapprima erboso, verso una cima che non vedrò più per un bel po':
Dopo la risalita del crinale, ecco le prime protuberanze rocciose; ci siamo quasi:
Nel dubbio, decido per portarmi all'attacco di Moby Dick, se possibile questo sarebbe il mio obiettivo principale; se poi non avrò l'ispirazione e la giusta sicurezza, vorrà dire che ripiegherò sulla cresta.
Sbagliando, come fatto anni fa e come fanno molti, traverso a destra verso la parete nord troppo presto, così devo ravanare un po'; l'attacco è lassù, nel diedro biancastro a destra:
Quando ci arrivo sono quasi le 9,00 ed il tempo pare migliorare un po', grazie a qualche apertura nella coltre nuvolosa.
Con me ho tutta l'attrezzatura necessaria: martello, chiodi, imbrago, casco ed una mezza corda da 60 m.
Il diedro dovrebbe essere questo:
In effetti ecco lassù in placca lo spit rosso che segna la via:
Per maggior sicurezza, indosso le scarpette da arrampicata, anche se all'inizio le difficoltà non raggiungono il quarto grado.
Il mio criterio sarà, come sempre, salire solo dove sono sicuro di poter tornare indietro in qualche modo, in caso di necessità.
Alle mie spalle ribolle il calderone nuvoloso:
Dopo i primi risalti, piuttosto verticali, percorro una serie di belle placche, per tre lunghezze di corda:
La difficoltà è contenuta, ogni tanto incontro qualche spit o sosta:
Alle mie spalle, le nebbie paiono inseguirmi su per la parete:
Invece, più in alto la situazione è migliore, il cielo è piuttosto sgombro:
Ora sono in cima alla prima struttura e, volgendo verso sinistra, mi porto verso la parete nord vera e propria, sfruttando una cengia ascendente verso destra:
Fin qui la corda è rimasta nello zaino.
Ok, direi che il meteo è incoraggiante, posso proseguire, anche perchè valuto di poter raggiungere in caso di necessità la Cresta Nord-Est, da sfruttare come via di fuga.
La parete si innalza grandiosa, mi porto a destra verso l'evidente fessura a Y riportata nella relazione di salita:
Eccomi, ormai ci sono.
L'ambiente è grandioso, non c'è che dire:
Già salendo lungo le rampe di accesso alla parete, però, mi sono accorto che le precipitazioni di ieri e le nebbie della mattina hanno lasciato la roccia a tratti bagnata.
Ora sono esattamente all'attacco della fessura:
Purtroppo la Fessura a Y è fradicia, da un'altezza di 3 o 4 metri dalla cengia in su, come posso notare innalzandomi con l'intenzione di salirla:
Niente da fare, di qui è impossibile salire; figurarsi senza assicurazione, visto che non ci sono chiodi in partenza...
Non mi lascio prendere dallo sconforto e, sulla sinistra, individuo una possibile linea di salita per aggirare il problema: percorro una cengia facile a sinistra, un po' esposta ma solida, quindi salgo la fessura che incide la parete al di sopra:
Qualche metro più in alto, traverso nuovamente a destra, per riguadagnare il tracciato della via:
Uno sguardo sotto ai miei piedi: la parete, la cengia da cui sono partito e... le nebbie più in basso:
Ora sopra di me si apre la piena parete, caratterizzata da enormi placche lavorate, magnifiche:
Proseguo con entusiasmo crescente, divertendomi un mondo e incontrando di tanto in tanto una sosta:
La placconata infinita che caratterizza la parete e che impegna per 6 o 7 lunghezze di corda:
Sotto di me, aria e vuoto a go-go:
A sinistra, non lontanissima, la cresta:
Un chiodo vecchio stile, con cordone per renderlo visibile:
La grande placca sta per volgere al termine; è talmente divertente e con roccia salda da avermi fatto lasciare la corda nello zaino...
L'unica difficoltà incontrata risiede nell'attenzione supplementare richiesta da alcuni tratti con roccia bagnata:
Ora salgo in leggero diagonale verso destra; uno spit in piena placca, qualche metro alla mia sinistra:
Raggiungo la cresta sommitale e proseguo verso destra, dove un pilastro sulla destra mi suggerisce dove procedere:
Mi porto sulla destra, sopra l'uscita del couloir che sale da sotto, dove troverò una sosta su spit:

Esco in fuori a destra, salendo il torrione in piena esposizione, ma con ottimi appigli:
Dopo averlo salito, mi volgo indietro a dare un'ultima occhiata alla splendida parete nord appena scalata, che non vedrò più, più avanti:
Ora solamente pochi minuti di facile cresta camminabile mi separano dalla vetta, che fortunatamente in questo momento si trova al sole:
Le nubi sotto di me, tutto intorno:
Ho impiegato solamente 1h 30' per scalare la via e raggiungere la vetta.
Manco a dirlo, in cima sono solo.
Autoscatto di vetta, mentre stanno salendo le nebbie:
La soddisfazione speciale di aver sgraffignato la scalata al meteo regala sensazioni particolari; un ottimo modo di iniziare le ferie!
Dopo aver mangiato qualcosina ed aver trascorso una piacevole mezzora in vetta, inizio la discesa.
Poco sotto la cima incontro due persone che stanno salendo lungo la via normale, sono liguri e mi chiedno ragguagli circa la discesa sul lato opposto.
Sono fortunati anche loro, li aspetta il sole sulla vetta:
Invece, più scendo, più ritorno tra gli inferi delle nebbie autunnali:
Poco dopo, eccomi alla fine del tratto roccioso:
Da qui in giù, solo sentiero su erba, lungo il crinale infinito che separa la Val Varaita (a sinistra in foto) dalla Val Maira (a destra):
Esplosione di fiori e colori:
Riguadagno il Colle della Bicocca e proseguo lungo la strada sterrata, dove tornerò all'auto con ulteriori 2 km di marcia.
Il Pelvo è là dietro, sepolto tra le nuvole, e lo ringrazio per avermi fatto salire lungo la sua magnifica parete nord:

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